martedì 19 maggio 2009
Camper fatevi da parte, la precedenza ai lavoratori
Probabilmente era l'obiettivo desiderato: riuscire finalmente a provocare la risposta di un nutrito numero di lettori per almeno due motivi. Primo: sentirsi importante, secondo poter ribadire il proprio pensiero facendo finta di apparire accondiscendente.
Dopo l'inquietante attacco alla categoria dei camperisti su Repubblica.it, il signor Valentini ritorna a farsi vivo. Il forum aperto sulla testata ha prodotto più che altro una serie di scaramucce utili soprattutto ai più arrogranti tra gli automobilisti e i più permalosi tra i camperisti per accusarsi a vicenda. Essendo i camperisti in netta minoranza e generalmente persone più miti, alla fine dei conti i gradassi della strada hanno avuto l'occasione di mettersi in mostra più o meno come quando viaggianono a tutta velocità inchiodati sulla corsia più a sinistra dell'autostrada. Preferibilmente a pochi centimetri dal paraurti del malcapitato di turno impegnato in un regolare sorpasso, ma anche quando l'autostrada è deserta. Comportamento questo tipico del Sinistroide, soggetto tanto curioso quanto da tenere a debita distanza.
La replica di Valentini è un capolavoro di contorsionismo:
Voglio scusarmi pubblicamente con i camperisti italiani. O meglio, con quelli che marciano in colonna, uno dietro l'altro, senza rispettare le distanze di sicurezza previste dal Codice della strada. Si sono sentiti offesi da un mio precedente "Contromano" in cui li definivo un pericolo pubblico. E me ne dispiace sinceramente. Non intendevo offendere nessuno. Né tantomeno mettere sotto accusa o criminalizzare in blocco tutto il popolo dei camper, delle roulotte e dei caravan.
In nome della sicurezza stradale, loro e anche nostra, contestavo (e continuo a contestare, con il conforto peraltro di tanti automobilisti) la cattiva abitudine di coloro che viaggiano in fila indiana, uno attaccato all'altro, rallentando così il traffico e mettendo a repentaglio la circolazione. È vero che il Codice stradale, all'articolo 149, non indica distanze di sicurezza prestabilite e si limita a prescrivere genericamente che "durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l'arresto tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono".
Ma è pur vero che spesso le carovane di camper, soprattutto nei tratti a corsia unica e sulle strade di montagna, viaggiano tanto lentamente da rischiare di provocare incidenti anche tra i veicoli che seguono e magari cercano di superare legittimamente il "serpentone". La colpa principale, dunque, è del Codice che si rifugia in formule approssimative e pilatesche. Ma comunque un po' di buon senso non guasterebbe. E in ogni caso, per difendere il proprio sacrosanto diritto alle vacanze, non si può negare il diritto altrui a lavorare, esprimendo liberamente le proprie opinioni.
Tra le iniziali frasi di circostanza e il tanto enigmatico quanto indecifrabile finale, è racchiuso un prezioso ragionamento che di fatto non sposta la questione di una virgola. In sostanza, camper, roulotte e caravan (a questo punto, o aggiungiamo autocarvan o dall'alto della sua competenza l'autore ci illustra la differenza tra caravan e roulotte, dato che ci tiene a dimostrarsi molto preparato), quando si muovono in fila indiana uno attaccati all'altro alla velocità massima di 90Km/h sono un pericolo pubblico.
Fermo restando che faccio sempre fatica a capire come il pericolo pubblico arrivi da chi viaggia a 90 Km/h e non da chi invece ama zigzagare intorno ai 190Km/h tra una telefonata e l'altra, sarà che personalmente in famiglia amiamo viaggiare da soli, sarà magari un pizzico di sfortuna, fatto sta che di carovane del genere in vita mia ne avrò viste un paio: una in colonna all'ingresso del posteggio di un noto parco sul lago di Garda e l'altra nel bel mezzo di un imbottigliamento per incidente (tra due auto, meglio precisare). Molto più di frequente capita invece di imbattersi per esempio in rumorosi trenini i cui vagoni sono composti da autovetture in estasi da matrimonio durante il trasferimento tra il pegno della cerimonia e l'ambìto traguardo del ristorante. Trenini nei quali trovarsi in mezzo diventa un'avventura, perchè spesso quando il primo decide di superare, allora devono farlo per forza tutti gli altri nel giro di poche centinaia di metri. E i mezzi provenienti dall'altra direzione o quelli colpevoli di fare la stessa strada rappresentano nient'altro che ostacoli dei quali liberarsi con qualsiasi manovra, meglio se azzardata.
Utile inoltre sottolineare come qualsiasi autista di camper credo ci metta poco a capire che la massa più elevata rispetto a una vettura richiede spazi di frenata ben più ampi e di conseguenza la distanza di sicurezza sia maggiore. A meno di tendenze autolesioniste, di solito un camperista questo l'ha fissato bene in mente dalla prima volta in cui si è trovato a frenare all'improvviso per evitare un impatto con il 'lavoratore' di turno convinto di doversi infilare a tutti costi davanti al temuto camper. Il tutto solitamente per un sorpasso a destra piuttosto che per risparmiare almeno un paio di secondi svoltando a destra o imboccando la rampa di uscita un istante dopo aver affermato il proprio diritto divino di precedenza e non subire l'onta di accodarsi come un comune mortale costretto a rispettare il Codice della Strada. Lo stesso Codice chiamato però in causa quando fa comodo.
Ma, d'altra parte, tutto diventa chiaro con la frase di chiusura. Quel per difendere il proprio sacrosanto diritto alle vacanze, non si può negare il diritto altrui a lavorare, la dice lunga sul vero sentimento probabilmente alla base di tutta la questione. Che ognuno tiri le proprie conclusioni e, chi avesse voglia, le aggiunga liberamente di seguito.
Dopo l'inquietante attacco alla categoria dei camperisti su Repubblica.it, il signor Valentini ritorna a farsi vivo. Il forum aperto sulla testata ha prodotto più che altro una serie di scaramucce utili soprattutto ai più arrogranti tra gli automobilisti e i più permalosi tra i camperisti per accusarsi a vicenda. Essendo i camperisti in netta minoranza e generalmente persone più miti, alla fine dei conti i gradassi della strada hanno avuto l'occasione di mettersi in mostra più o meno come quando viaggianono a tutta velocità inchiodati sulla corsia più a sinistra dell'autostrada. Preferibilmente a pochi centimetri dal paraurti del malcapitato di turno impegnato in un regolare sorpasso, ma anche quando l'autostrada è deserta. Comportamento questo tipico del Sinistroide, soggetto tanto curioso quanto da tenere a debita distanza.
La replica di Valentini è un capolavoro di contorsionismo:
Voglio scusarmi pubblicamente con i camperisti italiani. O meglio, con quelli che marciano in colonna, uno dietro l'altro, senza rispettare le distanze di sicurezza previste dal Codice della strada. Si sono sentiti offesi da un mio precedente "Contromano" in cui li definivo un pericolo pubblico. E me ne dispiace sinceramente. Non intendevo offendere nessuno. Né tantomeno mettere sotto accusa o criminalizzare in blocco tutto il popolo dei camper, delle roulotte e dei caravan.
In nome della sicurezza stradale, loro e anche nostra, contestavo (e continuo a contestare, con il conforto peraltro di tanti automobilisti) la cattiva abitudine di coloro che viaggiano in fila indiana, uno attaccato all'altro, rallentando così il traffico e mettendo a repentaglio la circolazione. È vero che il Codice stradale, all'articolo 149, non indica distanze di sicurezza prestabilite e si limita a prescrivere genericamente che "durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l'arresto tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono".
Ma è pur vero che spesso le carovane di camper, soprattutto nei tratti a corsia unica e sulle strade di montagna, viaggiano tanto lentamente da rischiare di provocare incidenti anche tra i veicoli che seguono e magari cercano di superare legittimamente il "serpentone". La colpa principale, dunque, è del Codice che si rifugia in formule approssimative e pilatesche. Ma comunque un po' di buon senso non guasterebbe. E in ogni caso, per difendere il proprio sacrosanto diritto alle vacanze, non si può negare il diritto altrui a lavorare, esprimendo liberamente le proprie opinioni.
Tra le iniziali frasi di circostanza e il tanto enigmatico quanto indecifrabile finale, è racchiuso un prezioso ragionamento che di fatto non sposta la questione di una virgola. In sostanza, camper, roulotte e caravan (a questo punto, o aggiungiamo autocarvan o dall'alto della sua competenza l'autore ci illustra la differenza tra caravan e roulotte, dato che ci tiene a dimostrarsi molto preparato), quando si muovono in fila indiana uno attaccati all'altro alla velocità massima di 90Km/h sono un pericolo pubblico.
Fermo restando che faccio sempre fatica a capire come il pericolo pubblico arrivi da chi viaggia a 90 Km/h e non da chi invece ama zigzagare intorno ai 190Km/h tra una telefonata e l'altra, sarà che personalmente in famiglia amiamo viaggiare da soli, sarà magari un pizzico di sfortuna, fatto sta che di carovane del genere in vita mia ne avrò viste un paio: una in colonna all'ingresso del posteggio di un noto parco sul lago di Garda e l'altra nel bel mezzo di un imbottigliamento per incidente (tra due auto, meglio precisare). Molto più di frequente capita invece di imbattersi per esempio in rumorosi trenini i cui vagoni sono composti da autovetture in estasi da matrimonio durante il trasferimento tra il pegno della cerimonia e l'ambìto traguardo del ristorante. Trenini nei quali trovarsi in mezzo diventa un'avventura, perchè spesso quando il primo decide di superare, allora devono farlo per forza tutti gli altri nel giro di poche centinaia di metri. E i mezzi provenienti dall'altra direzione o quelli colpevoli di fare la stessa strada rappresentano nient'altro che ostacoli dei quali liberarsi con qualsiasi manovra, meglio se azzardata.
Utile inoltre sottolineare come qualsiasi autista di camper credo ci metta poco a capire che la massa più elevata rispetto a una vettura richiede spazi di frenata ben più ampi e di conseguenza la distanza di sicurezza sia maggiore. A meno di tendenze autolesioniste, di solito un camperista questo l'ha fissato bene in mente dalla prima volta in cui si è trovato a frenare all'improvviso per evitare un impatto con il 'lavoratore' di turno convinto di doversi infilare a tutti costi davanti al temuto camper. Il tutto solitamente per un sorpasso a destra piuttosto che per risparmiare almeno un paio di secondi svoltando a destra o imboccando la rampa di uscita un istante dopo aver affermato il proprio diritto divino di precedenza e non subire l'onta di accodarsi come un comune mortale costretto a rispettare il Codice della Strada. Lo stesso Codice chiamato però in causa quando fa comodo.
Ma, d'altra parte, tutto diventa chiaro con la frase di chiusura. Quel per difendere il proprio sacrosanto diritto alle vacanze, non si può negare il diritto altrui a lavorare, la dice lunga sul vero sentimento probabilmente alla base di tutta la questione. Che ognuno tiri le proprie conclusioni e, chi avesse voglia, le aggiunga liberamente di seguito.
Etichette: camper, repubblica, valentini
mercoledì 6 maggio 2009
La Repubblica delle castronerie
Di castronerie in Rete se ne trovano tante, ma questa mi ha colpito in modo particolare: prima di tutto perchè mi coinvolge in prima persona, ma anche perchè proviene da una fonte considerata autorevole. Si tratta di un articolo apparto sul sito de La Repubblica a firma di Giovanni Valentini.
Vanno piano, pianissimo. Ma sono comunque un pericolo pubblico. Parliamo dei camper, caravan e roulotte che marciano in colonna. Uno dietro l'altro, in fila indiana, di conserva. Rallentano il traffico pericolosamente, intasano la sede stradale o la corsia autostradale, costringono gli automobilisti a "uscire" per tentare sorpassi spesso azzardati, al limite della disperazione. Sono come le carovane dei pionieri nel mitico Far West. Forse hanno paura di perdersi nel deserto d'asfalto. Oppure, di restare circondati dalle macchine. Eppure, a bordo, in genere non manca niente: dalla cucina al letto, dal w. c. alla televisione.
Anche se fosse, potrebbero sempre fermarsi in una piazzola di parcheggio e sopravvivere in autonomia. E invece, no. Non mantengono quasi mai le distanze di sicurezza e non consentono quindi a nessuno di infilarsi tra un veicolo e l'altro, per poterli superare più agevolmente. Soprattutto in salita, viaggiano praticamente a passo d'uomo.
E il peggio è che, a differenza delle colonne militari o dei "trasporti speciali", non espongono neppure un cartello per segnalare l'ostacolo in movimento. "Achtung, camper in marcia!", dovrebbero almeno scrivere sul retro. Ma forse basterebbe che rispettassero il codice della strada, per distanziarsi l'uno dall'altro e lasciare lo spazio a chi vuole superare.
Parlare male di un collega è sempre poco simpatico, ma l'idea di fare parte della stessa categoria del sig. Valentini al quale in qualche modo essere assimilato come giornalista mi provoca un certo disturbo.
Nella piena libertà di liquidare la replica come dofesa d'ufficio vorrei comunque precisare alcune cose.
Prima di tutto. Trovo assurdo l'articolo nel suo insieme. Un attacco indiscriminato e cieco a una categoria, degno del qualunquismo della peggior specie. Accusandola di che cosa? Di andare troppo piano (anche) sulle corsie di destra delle autostrada e rispettare il limite di velocità!
Leggendo questo delirio mi vengono in mente le innumerevoli volte in cui, alla guida del camper sulla corsia più a destra dell'autostrada (obbligo prescitto dal Codice della Strada per tutti i veicoli, auto comprese) provo a tenere la distanza di sicurezza dal mezzo precedente. L'impresa non è facile, perchè ripetutamente all'improvviso ci si rtirova infilata tra il proprio mezzo e quello che precede un'auto impegnata a sorpassare a destra una macchina che non si sposta dalla corsia centrale, oppure preoccupata di infilare la rampa di uscita all'ultimo metro utile o inserirsi nella corsia a tutti i costi prima del camper con una brusca acelerazione a filo di gard-rail.
Pensavo inoltre che, alla guida di un mezzo da 35 quintali, viaggiare intorno ai 90 Km/h fosse prima di tutto una questione di sicurezza, ma ora scopro come invece sia molto più sicuro viaggiare (magari a bordo di un bel SUV che pesa quasi quanto un camper) a 160 Km/h a zig-zag o incollati al paraurti del malcapitato di turno a sua volta impegnato in un sorpasso ma colpevole di rispettare il limite di velocità.
In montagna in particolare, per un camper viaggiare alle velocità desiderate dal simpatico automobilista sarebbe estremamente pericoloso, sia per i passeggeri sia per i veicoli che si trovano vicino. Certo, non tutti i camperisti sono così sensibili da capire che ogni tanto è meglio fermarsi a lasciar passare la coda, ma è altrettanto vero che mentre all'estero le auto seguenti si fanno in quattro per ringraziare, in Italia ti guardano storto per aver osato rallentare la tabella di marcia. Tra l'altro, vorrei approfittare per ricordare a tanti automobilisti che viaggiare incollati a un camper significa non poter essere visti negli specchietti retrovisori.
Non ci sono dubbi circa la presenza di indiscilplinati o semplicemente poco educati anche tra i camperisti, ma viene da chiedersi allora quali crociate bisognerebbe lanciare contro tutti gli automobilisti partendo dal presupposto che alcuni di loro (potrei dire quasi tutti ma non è il caso di abbassarsi allo stesso livello) ignorano i limiti di vlocità, hanno dimenticato il significato di precedenza (quando si tratta di rispettarla) e sono proprio gli ultimi a poter parlare di distanza di sicurezza.
Mi piacerebbe infine togliermi una curiosità: non stiamo parlando per caso dello stesso giornalista che qualche tempo fa se l'è presa contro le strisce pedonali? Nell'unico Paese considerato civile dove il pedone si trova in imbarazzo davanti alla macchina che rispetta il passaggio pedonale, spiegherebbe tutto.
Etichette: auto, camper, repubblica
Passata la sbornia, il Pirellone torna al proprio posto
In fondo non ci hanno messo molto a rimediare, ma ormai la frittata era fatta. Dopo alcune ore di permanenza in bella mostra nella home page de Il Corriere della Sera, qualcuno deve essersi finalmente accorto di aver scambiato il grattacielo Pirelli con la ben diversa e meno alta Torre Galfa.
A dimostrazione di quanto l'autore del misfatto possa essersi sentito in imbarazzo a causa della fretta nel pubblicare una foto in grado mettere a confronto l'attuale sede della regione Lombardia con quella nuova in costruzione, l'esagerata precisione nella fotografia riparatrice.
Due belle frecce infatti, indicano le rispettive costruzioni. Come dire: "stae attenti a non sbagliarvi, qualcuno potrebbe anche confondere un grattacielo con un altro". "E noi lo sappiamo bene", sarebbe stato più corretto aggiungere.
Naturalmente, il tutto è stato condotto nella più totale indifferenza, senza minimamente pensare di sprecare un paio di righe a sancire l'errore. Con buona pace dell'etica giornalistica. Nel dubbio, io
Etichette: Galfa, grattacielo, pirellone, Regione Lombardia
Fischi per fiaschi sul Pirellone
Fosse capitato a Il Mattino, oppure a Il Messaggero, ma anche a La Nazione, si poteva parlare di una disattenzione o poco più. Di un errore dovuto alla fretta di pubblicare online un articolo, magari per anticipare la concorrenza.
Ma da Il Corriere della Sera, una bufala del genere è proprio dura da digerire. Quello che da anni è diventato uno dei simboli di Milano, incappa in un clamoroso errore proprio su un altro elemento che da oltre mezzo secolo caratterizza la città.
Soprattutto per i milanesi, in questi giorni si celebra un importante momento. Dopo diverso tempo il grattacielo Pirelli si appresta a perdere il primato di edificio più alto. Per qualche tempo, in attesa della realizzazione di CityLife e relative torri, il primato si sposterà solo fisicamente. Resterà cioè sempre in possesso della Regione Lombardia, ma in un edifico diverso. Quello in fase di corstruzione, al momento noto come Seconda sede della regione Lombardia (augurandosi venga battezzato in modo diverso), si appresta infatti a superare la quota fatidica di 127,40 metri. Niente in confronto alle altre costruzioni a livello mondiale, ma abbastanza da rientrare tra i primi in Italia.
Per l'occasione, diverse autorità e media si sono mobilitati per celebrare l'evento, scatenando la caccia ai ricordi e ai confronti. Forse è nella fretta di concludere tali confronti che Il Corriere della Sera a corredo di un atricolo sull'argomento riesce a piazzare la foto sbagliata. Cedendo forse troppo in fretta alla tentazione di recuperare un'immagine capace di mettere a confronto il Pirellone con la nuova costruzione, il risultato è di spacciare per il grattacielo di Giò Ponti un'altra torre, completamente diversa anche nello stile.
Tra l'altro, a Milano di grattacieli non ce ne sonopoi molti e proprio per questo viene da chiedersi come sia possibile spacciare per Grattacielo Pirelli la Torre Galfa. Perchè di quella si tratta nella foto dove viene clamorosamente indicato per errore il Pirellone.
Per favore, sig Pierluigi Panza, autore dell'articolo, potrebbe metterci una pezza? Già che c'è, magari potrebbe anche sollecitare una rilettura più attenta delle didascalie? A meno di improbabili neologismi, credo che in grattacielo due t siano sufficienti. Tre sembrano decisamente eccessive.
Geppe
Etichette: Galfa, gratticieli, Milano, Pirelli, Regione
venerdì 3 aprile 2009
La vera utilità dello spam è poterci ridere sopra
I primi arrivati potevano anche suscitare curiosità, il numero di coloro che cascavano nel tranello non era poi tanto irrilevante, ma nel tempo la conoscenza dell'odioso fenomeno dello spam ha reso quella montagna di messaggi di posta elettronica indesiderati più che altroun fastidio.
Oggi che lo spam occupa la quasi totalità delle e-mail che girano per la Rete, non di rado la rabbia lascia il posto alla rassegnazione. Per riuscire a convivere con queste persone poco rispettose dei diritti altrui è necessario però compiere un ulteriore passaggio, quello dell'indifferenza, meglio se accompaganta da qualche segnale di reazione.
Oggi che lo spam occupa la quasi totalità delle e-mail che girano per la Rete, non di rado la rabbia lascia il posto alla rassegnazione. Per riuscire a convivere con queste persone poco rispettose dei diritti altrui è necessario però compiere un ulteriore passaggio, quello dell'indifferenza, meglio se accompaganta da qualche segnale di reazione.
Una legge della fisica afferma come a ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Quindi, per sopravvivere ai rompiscatole e irriverenti signori dello spam tanto vale provare a difendersi. Non facendo altrettanto, sarebbe come abbassarsi a un tale squallido livello, ma divertendosi alle loro spalle. Dal momento che dietro a chi fa spam spesso si nasconde una buona dose di arroganza, provare a mettere in risalto quanto possono essere ridicoli può colpire nel segno e aiutare a contrastare il fenomeno. Nel caso peggiore, almeno la soddisfazione di provare a riderci sopra.
Da qui nasce l'idea di
Una raccolta realizzata, pensando all'utente, per sapere con chi si ha a che fare, ma da parte di questi rompiscatole elettronici (in pratica, la versione 2.0 di chi si ostinaa riempire la casella della posta di inutili cartacce nononstante inviti verbali o scritti più o meno cortesi), in fondo una cortesia: visto che cercando pubblicità, tanto vale accontenarli.
L'archivio dello spam, dal titolo emblematico Meglio evitare, è da oggi visibile all'interno di ValleOlona.com. Naturalmente, aperto al contributo di tutti.
Etichette: email, spam, valleolona.com
martedì 10 febbraio 2009
Pensiero per Eluana e chi le ha voluto veramente bene
giovedì 4 dicembre 2008
Wendy, amico furbetto e un po' idiota
Altro che Facebook, i veri amici arrivano per posta elettronica e non si risparmiano pur di rintracciarti! E si possono avere così tanti amici da non ricordarseli tutti.
Siamo vicini al Natale e uno di questi non ha perso tempo per farmi gli auguri più disinteressati. E' stato così carino che merita un ringraziamento pubblico, anche se dovrò preoccuparmi di ricordarmi bene di chi si possa trattare. Una cosa è sicura, ci deve essere stato un piccolo errore nella stesura (oltre che nella traduzione) del messaggio. Per puro caso, gli è scappato un collegamento a un sito (cancellato), Ma non a quello indicato; a uno il cui nome era tutto un programma e non merita di essere riportato. Prima di tutto perchè siamo in fascia protetta, ma soprattutto perchè non è il caso di regalare visibilità all'idiota di turno. Anche se significherà perdere un amico.
Male che vada, me ne faccio altri cento tra i primi che capitano su Facebook.
Miei cari amici,
Ha un bel giorno!
Mi auguro che ogni cosa sta succedendo anche con voi! Grazie per il vostro sostegno per noi.
Sembra che il tempo di Natale è qui ancora una volta, ed è nuovamente tempo di portare nel nuovo anno. Auguro alla merriest Natale a voi e ai vostri cari, e vi auguro felicità e prosperità per l'anno a venire. Auguro alla merriest Natale a voi e ai vostri cari, e vi auguro felicità e prosperità per l'anno a venire.
Cordiali saluti e Buon Natale!
Cordiali saluti, Wendy Gao yuanda commercio d'esportazione Co, Ltd sito web: xxxxxxxxxxxxxxx
Siamo vicini al Natale e uno di questi non ha perso tempo per farmi gli auguri più disinteressati. E' stato così carino che merita un ringraziamento pubblico, anche se dovrò preoccuparmi di ricordarmi bene di chi si possa trattare. Una cosa è sicura, ci deve essere stato un piccolo errore nella stesura (oltre che nella traduzione) del messaggio. Per puro caso, gli è scappato un collegamento a un sito (cancellato), Ma non a quello indicato; a uno il cui nome era tutto un programma e non merita di essere riportato. Prima di tutto perchè siamo in fascia protetta, ma soprattutto perchè non è il caso di regalare visibilità all'idiota di turno. Anche se significherà perdere un amico.
Male che vada, me ne faccio altri cento tra i primi che capitano su Facebook.
Miei cari amici,
Ha un bel giorno!
Mi auguro che ogni cosa sta succedendo anche con voi! Grazie per il vostro sostegno per noi.
Sembra che il tempo di Natale è qui ancora una volta, ed è nuovamente tempo di portare nel nuovo anno. Auguro alla merriest Natale a voi e ai vostri cari, e vi auguro felicità e prosperità per l'anno a venire. Auguro alla merriest Natale a voi e ai vostri cari, e vi auguro felicità e prosperità per l'anno a venire.
Cordiali saluti e Buon Natale!
Cordiali saluti, Wendy Gao yuanda commercio d'esportazione Co, Ltd sito web: xxxxxxxxxxxxxxx
Etichette: facebook, natale, spam
martedì 18 novembre 2008
Il magico mondo dello spam
Come tutti, o quasi, gli utenti di Internet, di spam ne ricevo uno sproposito. La necessità di tenere alcuni indirizzi pubblici non fa che peggiorare la situazione. E, da quanto mi risulta, i messaggi inutili che arrivano nella casella di posta sono solo una minima parte di quelli indirizzati.
Tra proposte più o meno imbarazzanti, pubblicità dal sapore sempre più squallido, soprattutto da società italiane evidentemente all'ultima spiaggia in fatto di marketing, qualche cosa di interessante però si trova sempre.
Non sotto il profilo commerciale naturalmente, ma per il contenuto del messaggio. Così assurdo che sorge spontanea la curiosità di sapere chi mai può rispondere a proposte del genere.
Un esempio? Eccolo. E' gradito qualsiasi aiuto nella traduzione in un linguaggio corrente.
Io spero di ricevere la Sua risposta! Se Lei equipaggia socievole e gentile! Nizza ed interessante! Chi desidera costituire conoscenza con ragazza il bel dialogo. E fra non molto, io entrero in Italia. Io voglio percorrere italy rotondo e studiare suo nella mia strada pubblica. Io posso venire a Lei su riunione familiare o vedere in un'altra citta. Io cavalchero a mio zio. Io aspetto di giro affascinante nel paese del mio sogno! Io voglio impararLa migliori e chiaramente vedere la Sua fotografia! Se Lei vuole, io posso spedirLa alcune le mie fotografie... Io vivo sull'Ucraina a Kiev urbano. Penso, Lei conosce questa citta?! Io non ho problemi finanziari, io non ho problemi con la vita mette a Kiev che e perche io ricevero il mio visto: -) io faccio attenzione a salute mia, e liberamente vado ad alcun paese! Io ho il buono sentire di Umorismo: -) Scriva esatto, dove Lei vive, io guardero su mappa: -)!!! Se Lei vuole conoscersi piu, chieda! Io andro in Italia attraverso molti giorni ed io desiderero trovare amici nel poco familiare paese per me! Io sono aperto per atteggiamenti piu dell'amicizia, ma io penso, essere amici nel primo luogo! Io spero che noi non avremo problemi con comunicazione e noi troveremo molti temi per dibattito: -) Lei puo realizzarmi come al mio e-mail: kisunja1981@gmail.com
Tra proposte più o meno imbarazzanti, pubblicità dal sapore sempre più squallido, soprattutto da società italiane evidentemente all'ultima spiaggia in fatto di marketing, qualche cosa di interessante però si trova sempre.
Non sotto il profilo commerciale naturalmente, ma per il contenuto del messaggio. Così assurdo che sorge spontanea la curiosità di sapere chi mai può rispondere a proposte del genere.
Un esempio? Eccolo. E' gradito qualsiasi aiuto nella traduzione in un linguaggio corrente.
Io spero di ricevere la Sua risposta! Se Lei equipaggia socievole e gentile! Nizza ed interessante! Chi desidera costituire conoscenza con ragazza il bel dialogo. E fra non molto, io entrero in Italia. Io voglio percorrere italy rotondo e studiare suo nella mia strada pubblica. Io posso venire a Lei su riunione familiare o vedere in un'altra citta. Io cavalchero a mio zio. Io aspetto di giro affascinante nel paese del mio sogno! Io voglio impararLa migliori e chiaramente vedere la Sua fotografia! Se Lei vuole, io posso spedirLa alcune le mie fotografie... Io vivo sull'Ucraina a Kiev urbano. Penso, Lei conosce questa citta?! Io non ho problemi finanziari, io non ho problemi con la vita mette a Kiev che e perche io ricevero il mio visto: -) io faccio attenzione a salute mia, e liberamente vado ad alcun paese! Io ho il buono sentire di Umorismo: -) Scriva esatto, dove Lei vive, io guardero su mappa: -)!!! Se Lei vuole conoscersi piu, chieda! Io andro in Italia attraverso molti giorni ed io desiderero trovare amici nel poco familiare paese per me! Io sono aperto per atteggiamenti piu dell'amicizia, ma io penso, essere amici nel primo luogo! Io spero che noi non avremo problemi con comunicazione e noi troveremo molti temi per dibattito: -) Lei puo realizzarmi come al mio e-mail: kisunja1981@gmail.com
Etichette: messaggio, posta, spam, traduzione
giovedì 15 maggio 2008
Lavoro precario addio, basta cogliere l'offerta giusta
Avere un posto di lavoro serio e affidabile (magari anche piacevole e retribuito, ma meglio non esagerare) è sempre più spesso una fortuna da conservare gelosamente. Per questo, soprattutto chi esercita una libera professione non può ignorare qualsiasi proposta di avviare una nuova collaborazione.
Con il trascorrrere del tempo e l'aumentare dell'esperienza (raccomandazioni a parte), solitamente le offerte arrivano di persona, tramite colleghi, conoscenti o chiunque abbia avuto modo di appurare capacità e potenzialità direttamente sul campo.
Ma non sono da escludere anche annunci reperibili su varie pubblicazioni, inserimento in archivi Web di società che raccolgono e propongono personale. E non bisogna trascurare neppure la propria casella di posta elettronica dove, in assenza di proposte serie, ci si potrà sempre consolare verificando quanto possano essere improbabili alcune offerte e quanto ingenui coloro che le inoltrano, al punto che varrebbe la pena di rispondere solo per scoprire cosa ci sta dietro.
Spesso, questi messaggi si limitano a puzzare chiaramente di imbroglio, ma capita a volte che siano così strampalati da meritare di essere letti fino in fondo, anche solo per prendersi una pausa divertente durante il lavoro.
Così un certo Jerry Bonilla intende accaparrarsi le mie indiscusse doti professionali:
Salute!
Noi abbiamo 35 posti vacanti nel Suo Paese, vorremmo invitarLa in questo circolo scelto.
I nostri sondaggi hanno mostrato che l`19% delle persone della Sua paghe mensili e desiderano aumentarle. Percio noi vorremmo offrirLe la possibilita di un lavoro a tempo parziale ore la settimana.
Le occorrera un telefono di contatto preferibilmente cellulare. Il reclutamento avverra fino a fine mese, per ora ci sono rimasti 89 posti vacanti nalla sua citta. Questo e piu facilmente, richiede attenzione e precisione.
Noi le offriremo la formazione e tutto il necessario per il lavoro. Da parte Sua non sono richiesti investimenti.
Noi saremo contenti di fornirle personalmente informazioni aggiuntive. Noi non utilizziamo programmi di risposta automatizzati ed ogni lettera la leggiamo e rispondiamo a mano. Per nostro indirizzoBilljPritchardeyl797@gmail.com
Abbia l`accortezza di scrivere i seguenti Suoi dati:
1. Nome
2. Eta
3. Paese
Devo avvisarLache la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta, ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta. Manager personale.
Premesso che prima di cominciare a leggere il messaggio non stavo assolutamente starnutendo come può sembrare dal saluto, fare parte di quell'inquietante 19% di non si sa bene cosa mi preoccupa un po'. Anche perchè non ho ben capito quante ore dovrei lavorare, e questo mi preoccupa parecchio.
Forse, potrebbe rassicurarmi la quantità di posti disponibili, anche se la richiesta che cresce così rapidamente da 35 a 89 posti in un paesello di 5.000 abitanti scarsi francamente mi sembra un po' eccessiva. Comunque, è tranquillizzante sapere che tutto questo richiede attenzione e precisione.
Intanto che aspetto la lettera scritta a mano (carta e penna?) per poter entrare in questo imperdibile circolo scelto, credo però sia opportuno attendere prima di lasciare le mie attuali collaborazioni. Sarò anche diffidente, ma c'è qualcosa che non quadra.
Con il trascorrrere del tempo e l'aumentare dell'esperienza (raccomandazioni a parte), solitamente le offerte arrivano di persona, tramite colleghi, conoscenti o chiunque abbia avuto modo di appurare capacità e potenzialità direttamente sul campo.
Ma non sono da escludere anche annunci reperibili su varie pubblicazioni, inserimento in archivi Web di società che raccolgono e propongono personale. E non bisogna trascurare neppure la propria casella di posta elettronica dove, in assenza di proposte serie, ci si potrà sempre consolare verificando quanto possano essere improbabili alcune offerte e quanto ingenui coloro che le inoltrano, al punto che varrebbe la pena di rispondere solo per scoprire cosa ci sta dietro.
Spesso, questi messaggi si limitano a puzzare chiaramente di imbroglio, ma capita a volte che siano così strampalati da meritare di essere letti fino in fondo, anche solo per prendersi una pausa divertente durante il lavoro.
Così un certo Jerry Bonilla intende accaparrarsi le mie indiscusse doti professionali:
Salute!
Noi abbiamo 35 posti vacanti nel Suo Paese, vorremmo invitarLa in questo circolo scelto.
I nostri sondaggi hanno mostrato che l`19% delle persone della Sua paghe mensili e desiderano aumentarle. Percio noi vorremmo offrirLe la possibilita di un lavoro a tempo parziale ore la settimana.
Le occorrera un telefono di contatto preferibilmente cellulare. Il reclutamento avverra fino a fine mese, per ora ci sono rimasti 89 posti vacanti nalla sua citta. Questo e piu facilmente, richiede attenzione e precisione.
Noi le offriremo la formazione e tutto il necessario per il lavoro. Da parte Sua non sono richiesti investimenti.
Noi saremo contenti di fornirle personalmente informazioni aggiuntive. Noi non utilizziamo programmi di risposta automatizzati ed ogni lettera la leggiamo e rispondiamo a mano. Per nostro indirizzoBilljPritchardeyl797@gmail.com
Abbia l`accortezza di scrivere i seguenti Suoi dati:
1. Nome
2. Eta
3. Paese
Devo avvisarLache la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta, ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta. Manager personale.
Premesso che prima di cominciare a leggere il messaggio non stavo assolutamente starnutendo come può sembrare dal saluto, fare parte di quell'inquietante 19% di non si sa bene cosa mi preoccupa un po'. Anche perchè non ho ben capito quante ore dovrei lavorare, e questo mi preoccupa parecchio.
Forse, potrebbe rassicurarmi la quantità di posti disponibili, anche se la richiesta che cresce così rapidamente da 35 a 89 posti in un paesello di 5.000 abitanti scarsi francamente mi sembra un po' eccessiva. Comunque, è tranquillizzante sapere che tutto questo richiede attenzione e precisione.
Intanto che aspetto la lettera scritta a mano (carta e penna?) per poter entrare in questo imperdibile circolo scelto, credo però sia opportuno attendere prima di lasciare le mie attuali collaborazioni. Sarò anche diffidente, ma c'è qualcosa che non quadra.
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lunedì 14 aprile 2008
Le pericolose inclinazioni della Svizzera
Sono pochi i Paesi al mondo che possono vantarsi di essere multiculturali quanto la Svizzera. I Rossocrociati infatti, in uno spazio e una popolazione poco più grande della Lombardia, convivono felicemente destreggiandosi tra ben quattro lingue ufficiali. Sì, perchè nonostante siano ben pochi, anche tra gli elvetici, ad avere la minima idea di che cosa si tratti, anche il Romanzo è considerata lingua ufficiale.
Come se non bastasse, per evitare di turbare i delicati equlibri sui quali si regge la Confedereazione, molto spesso nelle relazioni interpersonali tra soggetti di cantoni con lingua diversa non viene utilizzato il tedesco, l'idioma più diffuso, ma l'inglese, vera e propria lingua franca il cui impiego permette di respingere qualsiasi accusa di voler imporre un idioma a scapito degli altri tre.
Come se non bastasse, per evitare di turbare i delicati equlibri sui quali si regge la Confedereazione, molto spesso nelle relazioni interpersonali tra soggetti di cantoni con lingua diversa non viene utilizzato il tedesco, l'idioma più diffuso, ma l'inglese, vera e propria lingua franca il cui impiego permette di respingere qualsiasi accusa di voler imporre un idioma a scapito degli altri tre.
Questa curiosa situazione non è priva di conseguenze interessanti. Da una parte, una fetta consistente di svizzeri è in grado di parlare almeno due tra le lingue più diffuse, ma la media è decisamente più vicino al trittico tedesco-francese-inglese, grazie ai quali gli elvetici sono in grado di cavarsela in buona parte del Pianeta.
In una Nazione che punta molto sul turismo pur facendo fattica ad accettare regole, abitudini e gusti dei turisti, questa condizione può portare anche a situazioni curiose. Per esempio, quella incontrata in un grazioso albergo di Alpenstatt, nel Canton di San Gallo a un tiro di schioppo dal confine con Austria e Germania.
Preso dal desiderio di mostarsi al tempo stesso lungimirante, ospitale ed eco-compatibile, il gestore dell'hotel non ha esitato ad affiggere in tutte le camere un cartello per richiamare a un uso consapevole della biancheria da bagno.
Non è questa naturalmente la curiosità, ormai presente in quasi tutti gli alberghi (a patto che non si trovino in Italia). A strappare qualche cosa di più di un sorriso, è l'improbabile traduzione italiana di questo messaggio.
Già il punto esclamativo a chiudere il titolo, da più l'idea dell'imperativo che del semplice invito, ma è il testo che rivela una comicità tanto elevata quanto involontaria. La curiosa unità di misura impiegata per gli asciugamani, le tonnelatte (ma non così astrusa per un Paese che ha quasi più mucche che abitanti) è niente rispetto al problema basilare per il quale si fa affidamento sul buon senso dei gentili ospiti (!, oserei aggiungere).
Mai e poi mai avrei immaginato che asciugandomi la faccia avrei potuto creare seri problemi di 'inclinazione' alle acque svizzere. Nel timore, ho usato la stessa salvietta per tutto, (bidet escluso, il gestore mi perdonerà).
Certo, mi sono ritrovato con la faccia un po' più umida, ma almeno sono rientrato a casa convinto che la prossima volta ritroverò la Svizzera ancora al suo posto e non minacciosamente inclinata.
Etichette: asciugamani, hotel, inclinazione, lingue, svizzera, traduzioni
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